Il presidente Bruno Bettelli dà voce alla preoccupazione dei costruttori italiani: il sistema dei beni strumentali necessita di risposte rapide e tutele per il “made in UE”.
È grande la preoccupazione dei costruttori italiani di beni strumentali per la lunga attesa per l’emanazione dei decreti attuativi del provvedimento sull’iperammortamento, in legge di Bilancio 2026 e per le recenti affermazioni del viceministro Maurizio Leo in merito all’estensione delle agevolazioni anche ai beni extra UE.
La voce del machinery italiano
Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine (la federazione che raggruppa 12 associazioni di categoria in rappresentanza del machinery italiano), ha affermato: «Le autorità di governo ci avevano assicurato di poter disporre dell’incentivo già da inizio 2026. Purtroppo, però assistiamo ancora una volta a un allungamento dei tempi che rischia di demotivare il mercato, esattamente come accaduto in passato. In assenza di regole certe, la domanda resta ferma in attesa di conoscere modalità, tecnicismi di questo iperammortamento che dovrebbe spingere il mercato italiano a investire e invece, paradossalmente, in queste condizioni, agisce come un freno, complicando ulteriormente la situazione sulla quale già pesa l’instabilità geopolitica internazionale».
Occorre vigilare
D’altra parte, ha continuato il presidente Bettelli, «l’eliminazione della clausola del “Made in UE”, clausola prevista correttamente a tutela e promozione della produzione europea, paventata dal viceministro dell’economia Maurizio Leo, ha generato ulteriore sconforto e perplessità tra i costruttori italiani. La limitazione dell’iperammortamento ai soli beni prodotti in UE è infatti segno e strumento di attenzione e salvaguardia per le nostre produzioni. Chiediamo peraltro alle autorità di governo di continuare a vigilare, insieme alle autorità europee, affinché i macchinari extra-UE installati sul nostro territorio rispettino le norme di sicurezza e le certificazioni a cui sono sottoposti i nostri prodotti. Ora più che mai, occorre un intervento deciso che dimostri quanto tutto il sistema economico politico del paese creda nell’importanza del suo manifatturiero e del manifatturiero europeo».

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