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Alberto Bombassei: «Anticipare il futuro!»

Alberto Bombassei è fondatore e presidente di Brembo, società ai vertici di mercato nella progettazione e produzione di sistemi frenanti ad elevate prestazioni per auto, moto, veicoli commerciali, nonché per il mondo delle competizioni e il mercato del ricambio. È anche fondatore e presidente del Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso, un distretto dell’innovazione ispirato alla multisettorialità e all’interdisciplinarietà che valorizza il dialogo tra cultura accademica, imprenditoriale e scientifica. È stato presidente della Fondazione Italia-Cina fino al maggio 2020. È presidente di FROM (Fondazione Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo), membro dei Consigli di Amministrazione di ISPI e MADE (Competence Center per l’Industria 4.0). È inoltre nei Consigli Direttivi di Assonime e di Comitato Leonardo. È membro dell’Advisory Board di Confindustria, di cui è stato vicepresidente per le Relazioni Industriali (2004-2012). È vicepresidente di Aspen Institute Italia. Dal 2013 al 2018 è stato membro della Camera dei Deputati e della X Commissione Attività Produttive (come indipendente in Scelta Civica per l’Italia di Mario Monti) e dal 2004 è Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana. Tra i molti riconoscimenti si ricorda, oltre al Premio “Leonardo” conferitogli nel 2017 dal presidente Sergio Mattarella, l’ingresso nell’Automotive Hall of Fame di Detroit.

di Edoardo Oldrati ed Ezio Zibetti

In questa fine estate 2020, di che cosa ha bisogno un’azienda come Brembo per poter ripartire? La principale necessità è ancora la liquidità?

Anche se non è il nostro caso, per molti la liquidità rimane un problema. In simili situazioni l’iniezione di risorse finanziarie deve essere tempestiva, cosa che purtroppo non sempre è avvenuta. Per noi, come per tutti i componentisti e i produttori di auto, è invece indispensabile che riparta il mercato. Si deve riprendere a vendere automobili e senza un serio piano di incentivazione purtroppo una vera ripartenza non ci sarà. Macron ha annunciato un piano che mette a disposizione 8 miliardi di euro per rilanciare il mercato dell’auto francese. Il nostro Governo, per ora, ha finanziato biciclette e monopattini. Vediamo adesso se e come prenderà forma un provvedimento a supporto del mercato dell’automotive.

Parliamo di innovazione: Brembo sta investendo molto su applicazioni di IA (Intelligenza Artificiale). Perché siete così convinti che questa tecnologia sia destinata a segnare la prossima fase della vostra azienda?

L’IA è un tassello fondamentale della manifattura del futuro. Brembo, che investe da sempre nell’innovazione non può che dedicarvi importanti risorse. È inevitabile per noi anticipare il futuro, sia nei prodotti che nel modo di produrli. Probabilmente l’industria automobilistica guiderà l’impiego di quelle che si definiscono anche “tecnologie cognitive”. Nel nostro mercato questo sta avvenendo sia nel modo di produrre che nei prodotti stessi, le auto di oggi e ancor di più quelle di domani. Le faccio un esempio, nel progettare i veicoli a guida autonoma – già esistono a livello sperimentale e tra non molto li vedremo circolare per le nostre strade – grande attenzione si sta spostando verso le tecnologie di analisi predittiva. Queste tecnologie, che comprendono certamente gli impianti frenanti, sono già oggi massicciamente utilizzate per anticipare i pericoli e prevenire gli incidenti stradali.

Oggi il comparto automotive sembra quasi in attesa di una nuova fase industriale in cui forse sarà la mobilità elettrica a essere protagonista. Lei che anno si attende per questo settore, anche alla luce del pesante impatto economico e produttivo della pandemia?

Se non si aiuta il mercato dell’auto, il 2020 rischia di essere un anno drammatico, addirittura esiziale per molte aziende. Per provare a evitare che ciò accada io credo che si debba rinviare di due anni l’obiettivo europeo di vincolare i nuovi veicoli all’emissione massima di 95g di CO2 per km (è prevista l’entrata in vigore dal gennaio 2021). E questo anche se la scelta rischia di rallentare la diffusione della mobilità elettrica. Va poi introdotto anche in Italia un robusto piano di sostegno al rinnovo del parco circolante, sia dei privati che delle flotte, con deduzione piena per queste ultime dei costi. Suggerisco poi di estendere l’autorizzazione alla vendita di oltre mezzo milione di veicoli omologati euro 6D Temp, che sono oggi presso i concessionari e che da agosto, secondo le normative vigenti, sarebbero fuorilegge. Che ne faremmo di quelle auto, che hanno un impatto ambientale confrontabile alle auto elettriche? Ricordo che il parco circolante del nostro Paese è insieme a quello greco il più vecchio e inquinante e insicuro del continente. Oltre 10 milioni di autovetture, circa un terzo del totale sono in Italia Euro 3 o precedenti. E in una simile situazione ha senso rottamare le Euro 6 di ultima generazione?

Sul versante produttivo, come sta cambiando Brembo in questi anni? Vi potete considerare un’azienda 4.0?

In parlamento, sono stato uno dei promotori del provvedimento legislativo noto come “Legge Calenda”, che ha garantito una forte incentivazione all’ammodernamento, in senso digitale, del sistema manifatturiero nazionale. Anche Brembo ha intrapreso questa via che, va detto, è un percorso e non certo una singola tappa. In questo percorso Brembo ha dovuto gestire la complessità dimensionale – abbiamo 19 impianti sparsi nel mondo, 2,6 miliardi di ricavi e più di 10 mila addetti – e quella organizzativa, con la necessità di procedere in parallelo su più filoni. Oltre alla connessione degli impianti e alla tracciabilità di ogni singolo pezzo, lavoriamo sulla realtà aumentata, sulla cybersecurity, sulla robotica collaborativa, sulla condivisione dei dati con i fornitori. Il primo esempio è stato la connessione delle macchine di ognuno dei 14 paesi dove produciamo. In ogni stabilimento si conoscono i dettagli produttivi di quanto accede in Messico, in Cina o negli Stati Uniti. Credo sia legittimo considerarci tra gli esempi virtuosi di digitalizzazione produttiva ma il percorso, come detto, non è certo concluso.

Voi durante il lockdown come avete organizzato la produzione? Per una filiera come quella in cui agite, l’automotive, che ha connessioni strettissime tra i vari fornitori, è stata ripristinata l’operatività al 100%?

Abbiamo chiuso i nostri stabilimenti italiani una settimana prima del decreto che ha imposto il lockdown. È stata una doverosa attenzione per chi lavora con noi. Poi, quando si discuteva dei tempi in cui riprendere le attività produttive, abbiamo insistito nel ricordare al Governo italiano e alle istituzioni europee che la filiera dell’auto è probabilmente la più integrata e complessa del nostro continente. Ogni decisione di chiusura e riapertura di un Paese doveva essere ben sincronizzata con tutti gli altri Paesi in Europa. Il rischio era per molte aziende, molte italiane, rischiare di essere sostituiti nella catena di fornitura. Alla fine, pur con qualche difficoltà la produzione in Europa è ripartita e in modo, più o meno, sincrono. Anche Brembo è ripartita. Non è però ancora ripartito il mercato, le auto non si vendono.

Di quali competenze avrete maggiormente bisogno nei prossimi anni per la vostra crescita? E per sviluppare queste competenze può essere utile collaborare con università e istituti tecnici?

Le nostre necessità sono cresciute e spaziano in varie discipline. Non solo più ingegneri o tecnici meccanici. Cerchiamo competenze nei nuovi materiali, nella chimica, nei big data, ormai sono molte le discipline alle quali prestiamo attenzione. In questo senso la collaborazione con gli istituti di istruzione superiore e le università è fondamentale per lo sviluppo di Brembo. In ogni paese in cui operiamo, abbiamo costruito rapporti stretti con chi ci può garantire un’efficace selezione dei talenti. Abbiamo sviluppato negli anni partnership strutturate e strategiche con oltre 30 Università di tutto il mondo, tra le tante, le più prestigiose in Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Cina, India e Stati Uniti.

La crisi di questi mesi ha colpito tutte l’industria europea e mondiale: per ripartire è necessario un maggiore coordinamento dell’industria italiana con il resto del sistema manifatturiero europeo?

Da sempre sostengo che, non solo per l’Italia ma Per tutti i paesi europei, non c’è futuro fuori da una vera e decisa integrazione economica e anche politica della UE. E questa considerazione è ancora più vera, e ho già fatto l’esempio dell’auto, se parliamo di manifattura. Dal punto di vista produttivo siamo strettamente integrati e ogni iniziativa che garantisca un vero coordinamento tra le industrie dei vari paesi, una seria premessa a una politica industriale comune insomma, è benvenuta. La manifattura del continente e le aziende che la compongono vogliono con forza raggiungere questo obiettivo. È una necessità di tutti. Lo scorso aprile grandi produttori tedeschi di auto erano molto preoccupati quando, il mondo della componentistica italiano rischiava di non riuscire ad avviare la produzione. E hanno fatto grandi pressioni sul governo tedesco perché si facesse sentire in Europa. La manifattura europea ha un grande futuro ma solo se sarà messa nelle condizioni di fare sistema.

A 17 anni dalla sua nascita, come valutate l’esperienza del Kilometro Rosso? Ha raggiunto gli obiettivi che avevate immaginato per questa iniziativa? Quale potrà essere il suo ruolo nei prossimi anni?

Non posso che esserne soddisfatto. Siamo un punto di riferimento nel cuore della Regione Lombardia, più di 60 aziende e centri di ricerca si trovano nel Kilometro Rosso, con oltre 1700 persone che operano ogni giorno nel campus. Qui ricercatori, tecnici e non tecnici, hanno la possibilità di incontrare culture diverse, condividere e sfidare le loro idee, trovare supporto per i loro progetti. Oltre 10 mila persone raggiungono Kilometro Rosso ogni anno per conferenze, workshop e presentazioni: siamo una piattaforma aperta per l’innovazione, un ecosistema dell’innovazione in grado di creare prossimità. E il termine prossimità ha per noi un significato esteso, al di là di un semplice luogo fisico. Portiamo la scienza vicino all’industria, le scuole ai laboratori, le start-up appena nate sul mercato. Kilometro Rosso è – e sarà sempre di più – un nodo di una rete estesa di aziende, sistemi educativi e partnership internazionali.