Un esperimento attuato con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale su un caso reale indica i limiti dell’automazione completa,
Nel dibattito sull’adozione dell’IA (Intelligenza Artificiale) in ambito industriale, la domanda più utile non è su che cosa l’IA può fare… ma che cosa non può fare, almeno a tutt’oggi, in maniera affidabile.
Valente SpA, azienda milanese specializzata in progettazione e fornitura di rotaie, ha provato a capirlo proprio mettendo alla prova l’IA su un caso reale per constatare, dati alla mano, quali sono oggi i suoi limiti nella progettazione industriale.
L’IA alla prova
La sperimentazione, insieme a Made Scarl e al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, si è conclusa a giugno 2026. Nasceva, da parte di Valente, per valutare l’integrazione dell’IA nei propri software di progettazione industriale, così da eliminare passaggi ripetitivi nei processi di lavoro e, quindi, per accorciarli e semplificarli.
Il caso
È stato testato un caso specifico: la progettazione di locomotore “full electric” destinato a tunnel e miniere. In pratica: un trenino minerario, adatto alla circolazione sotterranea sia per il trasporto di materiali, sia per portare turisti in visita in vecchi giacimenti dismessi (a oggi, sono circa 90 le ex miniere italiane recuperate e accessibili a scopi turistici: molte sono dotate di trenini come questi). È un prodotto che Valente fornisce spesso: il suo core business sono le “rotaie speciali” per porti, gallerie, miniere e cantieri e alcuni componenti che si muovono su rotaia.
I risultati
Il risultato della sperimentazione è chiaro: oggi l’IA non è in grado di progettare da sola un locomotore e produrre tutta la documentazione tecnica. L’idea che basti “chiedere” a un modello di IA di generare un progetto completo non è realistica quando entrano in gioco requisiti tecnici, vincoli di sicurezza e necessità di tracciabilità tipiche dell’industria.
Il progetto ha però indicato una via percorribile: non un’IA che sostituisce gli ingegneri, ma un assistente integrato nel lavoro quotidiano che snellisca le attività di routine, aiuti nelle verifiche e renda più semplice il recupero di informazioni e soluzioni già adottate in progetti simili.
È emerso che l’IA può portare beneficio anche nella gestione della corrispondenza commerciale e nel produrre documentazione tecnica, ma sempre e solo con supervisione umana.

L’approccio
«Abbiamo scelto un approccio realistico», ha dichiarato Alberto Menoncello (nella foto qui sopra), CEO di Valente: «capire dove l’IA funziona e dove non è ancora matura. La nostra è un’azienda da old economy che guarda con molto interesse all’intelligenza artificiale quando porta benefici misurabili: l’abbiamo utilizzata in lavori recenti e complessi, come la realizzazione delle nuove banchine al porto di Ravenna. Ma il nostro esperimento conferma che l’IA è un acceleratore, non un sostituto. Non può e non deve mettere in secondo piano sicurezza, qualità e tracciabilità».
a cura di LORIS CANTARELLI

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