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Italia, una spinta per la ripresa dopo il lockdown

Dopo settimane di annunci e lavori, è stato presentato il decreto rilancio, una manovra da oltre 150 miliardi con molte misure compresi i provvedimenti per aiutare le imprese a rafforzare il loro patrimonio grazie all’ingresso temporaneo dello stato nel capitale sociale.

di Bruno Marchi

Era il 16 marzo 2020 quando, in occasione del varo del decreto “Cura Italia”, il governo italiano annunciò l’imminente arrivo di un “Decreto Aprile” con più ampi provvedimenti per la ripresa. Invece prima si è visto il famoso “Decreto Liquidità” di cui abbiamo già scritto. Gli operatori economici, strangolati dal lockdown, avevano un drammatico bisogno di liquidità, e il governo mette a disposizione 25 miliardi. Soldi che finora, a quanto pare, non molte aziende hanno visto. I ritardi, la burocrazia, le problematiche delle banche, la farraginosità delle norme hanno cospirato per rendere difficile, e spesso impossibile, accedere ai finanziamenti promessi. Oppure, in molti casi, dopo avere sprecato giornate di lavoro per completare la documentazione per la richiesta, scoprire che il finanziamento ottenibile avrebbe avuto dimensioni risibili. Statistiche ancora non ce ne sono, in compenso ci sono migliaia di storie e di testimonianze di imprenditori delusi. In compenso, nei lavori parlamentari attualmente in corso per la conversione del “Decreto Liquidità” sono state apportate alcune importanti modifiche: viene esteso da 6 a 10 anni il tempo della restituzione dei prestiti fino a 25mila euro erogati con garanzia fino al 100% del Fondo centrale per le PMI. Modificato anche il tasso di interesse applicato, che non potrà superare il tasso rendistato con durata analoga al finanziamento maggiorato dello 0,2%. Inoltre, la garanzia pubblica al 100% offerta dal Fondo centrale per le PMI su prestiti fino a 25mila euro arriverà fino a 30mila. Infine, i prestiti fino a 800mila euro, con garanzia pubblica fino all’80% e quella di Confidi per arrivare al 100%, potranno essere restituiti fino a 30 anni. Ma torniamo al “Decreto Aprile”. A maggio inoltrato ancora latitava tanto da ribattezzarlo prima come “Maggio” poi, per sottrarlo all’inclemenza del calendario, “Decreto Rilancio”. Si parla di una manovra da oltre 150 miliardi, da finanziare con un indebitamento aggiuntivo dello Stato per 55 miliardi. Una quantità di denaro insolita e irripetibile per le dimensioni del bilancio pubblico italiano. Era logico attendersi una destinazione oculata dei fondi secondo un progetto, un disegno strategico non solo per la sopravvivenza, ma per orientare lo sviluppo verso uno scenario futuro che sarà molto differente dal passato. Non è andata esattamente così. I 266 articoli del decreto, che occupano quasi 500 pagine di Gazzetta Ufficiale, seguono salvo alcune eccezioni la vetusta logica un po’ assistenzialista della distribuzione a pioggia che dà un contentino a molti, se non a tutti, ma che non indica nessuna direzione precisa al Paese. Come se, a emergenza finita, le cose possano riprendere come prima. E questa scelta – o incapacità di scegliere – preoccupa molto. Qualche consapevolezza di ciò il governo deve pure averla, dato che ha contestualmente annunciato un prossimo “Decreto Rinascita”, che dovrebbe prevedere norme di semplificazione e l’atteso “sbloccacantieri”. Per ora restiamo in attesa. Nel frattempo, mentre si usano male i soldi che ci sono, si attendono come la medicina risolutiva quelli europei, che per ora non ci sono, anche se sul fronte del cosiddetto “Recovery Fund” vi è molto movimento. La novità è che il governo tedesco sembra avere capito che non si può lasciare andare a fondo mezza Europa – non soltanto l’Italia – e cerca di tenere a bada il fronte dei “nordici” che si oppongono pervicacemente al salvataggio degli “spreconi del Sud”. Nei due mesi nei quali il Parlamento deve convertire in legge il “Decreto Rilancio” sarà un continuo e selvaggio “assalto alla diligenza” per dirottare gli spiccioli verso amici e clientele. Alla fine il contenuto potrà essere un po’ diverso. Ma, nel labirinto delle norme, possiamo individuare i provvedimenti più utili alle aziende. Nella speranza che possano diventare operativi quanto prima. Cosa non facile visto che, secondo un calcolo de Il Sole 24 Ore, serviranno ben 98 (sì, 98) regolamenti per attuarli. Alla faccia della semplificazione! Le vere novità importanti di questo decreto sono i provvedimenti per aiutare le imprese a rafforzare il loro patrimonio grazie all’ingresso temporaneo dello Stato nel capitale sociale attraverso due strumenti, il “Fondo Patrimonio PMI” e il “Patrimonio Rilancio”. Altre misure importanti sono l’estensione della Garanzia SACE alle assicurazioni sui crediti commerciali e misure per il sostegno delle startup.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni (art. 26)

È istituito un nuovo fondo, “Fondo Patrimonio PMI” con un plafond pari a 4 miliardi di euro, la cui gestione è affidata a Invitalia, finalizzato a sottoscrivere entro il 31 dicembre 2020 obbligazioni o titoli di debito di nuova emissione da parte di aziende con un fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni e con un numero di occupati inferiore a 250 persone. L’importo massimo è pari al minore tra: a) 3 volte l’ammontare dell’aumento di capitale; b) il 12,5% dei ricavi 2019; le emissioni possono superare il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato in deroga all’articolo 2412 del Codice civile; il rimborso avviene decorsi 6 anni dalla sottoscrizione, ma è possibile il rimborso anticipato dopo 3 anni; gli interessi sono corrisposti in un’unica soluzione alla data del rimborso; i titoli sono subordinati, quindi in caso di fallimento o procedura concorsuale i crediti del Fondo Patrimonio PMI sono soddisfatti dopo i crediti chirografari. Aziende beneficiarie e requisiti: sono le società di capitali di medie dimensioni che non operano nei settori bancario, finanziario e assicurativo e che hanno ricavi 2019 tra i 10 e i 50 milioni; hanno subito, nei mesi di marzo e aprile 2020, una riduzione dei ricavi, rispetto allo stesso periodo 2019, non inferiore al 33% (nel caso di società appartenenti a un Gruppo si fa riferimento ai ricavi consolidati, non considerando i ricavi infragruppo); hanno deliberato dopo il 20 maggio 2020 ed entro il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato non inferiore a 250.000 euro; al 31 dicembre 2019 non rientrano nella categoria delle imprese in difficoltà; si trovano in una situazione di regolarità contributiva e fiscale con le norme edilizie e urbanistiche, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente; non hanno ricevuto e, successivamente non rimborsato o depositato un conto bloccato, aiuti ritenuti illegali o incompatibili dalla Commissione Europea; non si trovano nelle condizioni ostative di cui all’articolo 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159; nei confronti degli amministratori, dei soci e del titolare effettivo non sia intervenuta condanna definitiva, negli ultimi 5 anni, per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto nei casi in cui sia stata applicata la pena accessoria. Obblighi per le società emittenti: non deliberare o effettuare, dalla data di presentazione della domanda e fino al rimborso integrale degli strumenti finanziari, distribuzioni di riserve e acquisti di azioni proprie o quote e rimborsi di finanziamenti dei soci; il finanziamento deve sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impegnati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali in Italia; fornire a Invitalia un rendiconto periodico. Le emissioni vanno sommate agli eventuali finanziamenti garantiti da garanzia pubblica, come quelli previsti nel D.L. Liquidità e da altre agevolazioni concesse ai sensi dei paragrafi 3.2 e 3.3 del Temporary Framework della Commissione Europea e i cui limiti massimi per azienda sono il maggiore tra: a) doppio della spesa salariale annua del beneficiario (compresi gli oneri sociali e il costo del personale che lavora nel sito dell’impresa, ma che figura formalmente nel libro paga dei subcontraenti) per il 2019 o per l’ultimo anno disponibile; b) 25% del fatturato del 2019; c) fabbisogno, da attestare con autocertificazione, per costi del capitale di esercizio e per costi di investimento nei successivi 18 mesi. Il MEF definirà ulteriori caratteristiche, condizioni e modalità del finanziamento e degli strumenti finanziari. Sempre l’articolo 26 prevede ai commi dal 4 all’11 anche agevolazioni fiscali.

Patrimonio Rilancio (art. 27)

La Cassa Depositi e Prestiti (CDP) costituirà un patrimonio destinato, denominato “Patrimonio Rilancio”, dotato di un plafond massimo di 44 miliardi di euro da raccogliere con titoli di Stato appositamente emessi per sostenere e rilanciare il sistema economico italiano. Gli interventi della CDP attraverso il Patrimonio Rilancio saranno su società per azioni che hanno sede in Italia; non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo; hanno un fatturato annuo superiore a 50 milioni. I requisiti di accesso, le condizioni, i criteri e le modalità degli interventi da parte di CDP saranno definiti dal MEF, che terrà conto dell’incidenza dell’impresa con riferimento a sviluppo tecnologico; infrastrutture critiche e strategiche; filiere produttive strategiche; sostenibilità ambientale; rete logistica e dei rifornimenti; livelli occupazionali e di mercato. Potranno essere fatti anche interventi relativi a operazioni di ristrutturazione aziendale che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività. Saranno preferiti gli interventi mediante sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili; partecipazione ad aumenti di capitale; acquisto di azioni quotate sul mercato secondario.

Garanzia SACE in favore delle assicurazioni sui crediti commerciali (art. 35)

La SACE, per preservare la continuità degli scambi commerciali tra aziende e di garantire loro la disponibilità dei servizi di assicurazione del credito commerciale, concede in favore delle imprese di assicurazione dei crediti commerciali a breve termine una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative a crediti commerciali maturati dall’entrata in vigore del decreto ministeriale fino al 31 dicembre 2020. La garanzia è esplicita, incondizionata e irrevocabile. Il plafond previsto è pari a 2 miliardi di euro. Il vantaggio per le aziende sta nella riduzione del rischio di subire una riduzione della copertura assicurativa dei crediti commerciali e delle linee bancarie di smobilizzo degli stessi in questo momento di mancati incassi dei clienti e difficoltà di liquidità.

Rafforzamento dell’ecosistema delle startup innovative (art. 38)

Viene incrementata con 200 milioni di euro aggiuntivi la dotazione del “Fondo di Sostegno al Venture Capital” per sostenere investimenti nel capitale di startup innovative e PMI innovative, anche attraverso la sottoscrizione di strumenti finanziario partecipativi; erogazione di finanziamenti agevolati; la sottoscrizione di obbligazioni convertibili o altri strumenti finanziari di debito che prevedano la possibilità del rimborso dell’apporto effettuato. Vengono riservati ulteriori 200 milioni di euro per startup e PMI innovative per le garanzie rilasciate dal Fondo di Garanzia per le PMI.

Altri provvedimenti

Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga. si potrà richiedere direttamente all’INPS che, in 15 giorni dall’arrivo dell’istanza, erogherà un anticipo dell’assegno del 40%. Disposta anche la proroga dello stop dei licenziamenti individuali e collettivi per altri tre mesi e la proroga della cassa integrazione da emergenza Covid-19, con 14 settimane fruibili tra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020 e quattro settimane dal 1° settembre al 31 ottobre. Ma in Parlamento si propone di arrivare alla fine di dicembre. Il decreto dispone anche un fondo per il trasferimento tecnologico e altre misure per la difesa e il sostegno dell’innovazione e aiuti alle imprese che investono per la produzione di prodotti connessi al Covid.

Una spinta per la ripresa

Ulteriori misure

– Cancellazione del saldo e dell’acconto IRAP per aziende fino a 250 milioni di fatturato. Rinvio al 16 settembre dei versamenti delle ritenute, dell’IVA e dei contributi sospesi per tutte quelle imprese che hanno subìto cali di fatturato e che rientrano tra le filiere maggiormente colpite o che si trovano nelle “zone rosse”.

– Sospensione dei pagamenti per avvisi bonari e avvisi di accertamento: per i pagamenti in scadenza tra l’8 marzo e il giorno antecedente all’entrata in vigore del decreto, i versamenti potranno essere effettuati entro il 16 settembre.

– 12 miliardi per sbloccare i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese. Si tratta dei debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2019 da parte di enti territoriali e ASL.

– Indennizzi a fondo perduto per imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro e una perdita tra aprile 2020 e aprile 2019 di almeno un terzo del fatturato. L’indennizzo è calcolato come percentuale della differenza di fatturato: 20% per aziende con fatturato 2019 fino a 400mila euro; 15% da 400mila a 1 milione; 10% da 1 a 5 milioni. Il contributo massimo è di 41mila euro.

– Bollette più leggere per le PMI. Ne beneficiano, per tre mesi, le PMI. Il taglio, che vale 600 milioni, verrà realizzato rimodulando le componenti fisse della bolletta. L’intervento potrebbe riguardare 3,7 milioni di PMI.

– Contratti a termine. Fino al 30 agosto 2020 le causali non servono nei casi di rinnovo o proroga dei contratti a termine in corso.