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Cottarelli: facilitare investimenti e attività d’impresa

Carlo Cottarelli, economista rinomato e un passato di spicco presso il Fondo Monetario Internazionale, ha concesso questa intervista a Tecnologie Meccaniche in cui si sofferma sui temi di stretta attualità economica, finanziaria e di politica industriale.

di Stefano Belviolandi e Andrea Baruffi

Durante una trasmissione televisiva ha sostenuto che essere uomo di partito avrebbe dato meno credibilità alle affermazioni espresse. ora che si è dimesso da senatore, a fronte della sua profonda conoscenza in ambito finanziario, qual è la strada che questo paese deve intraprendere per non cadere nel baratro?
«Indipendentemente dalle scelte intraprese, salvo forti shock a livello economico o di altra natura, non ci sono probabilità di cadere nel baratro. A inizio 2020, con un evento inaspettato e imprevedibile come la pandemia che ha influenzato negativamente l’andamento economico, era necessaria l’assistenza finanziaria e il sostegno da parte della Banca Centrale Europea. Per garantire un futuro al nostro Paese bisogna però attuare delle riforme che consentano di crescere più rapidamente rispetto a quanto avvenuto nei vent’anni prima dell’emergenza sanitaria da Covid-19, evitando le debolezze che abbiamo avuto in quel particolare periodo storico e che hanno causato le crisi a cui siamo stati sottoposti e che abbiamo dovuto attraversare. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato dall’Italia nel 2021 per rilanciare l’economia a seguito della pandemia, contiene buona parte di queste riforme, che sono principalmente la riduzione della burocrazia, il sistema di tassazione più semplice, il rafforzamento e il maggiore finanziamento delle scuole, il funzionamento migliore del sistema di giustizia civile, la riduzione dell’evasione fiscale e il contrasto della corruzione, che rimane ancora oggi un problema rilevante».

L’inflazione programmata dovrebbe essere attorno al 2%, mentre oggi siamo ancora lontani. quali sono i passaggi necessari e urgenti che l’Italia dovrebbe intraprendere?
«Ridurre l’inflazione è un compito principalmente a carico della Banca Centrale Europea, che in questo momento sta aumentando i tassi di interesse per frenare l’attività economica. Diminuire la domanda e il potere d’acquisto che hanno famiglie e imprese purtroppo è l’unico sistema da attuare per combattere l’inflazione, causata dall’aumento dei prezzi in quanto la domanda è superiore all’offerta. Per ora l’inflazione sta scendendo, ma molto lentamente. La Banca Centrale deve quindi proseguire su questa strada intrapresa, senza però aumentare troppo i tassi che porterebbero altrimenti a un’altra crisi economica. Al tempo stesso è necessario aiutare i redditi fissi e bassi, i soggetti particolarmente deboli, per attenuare l’impatto e le implicazioni più negative».

Cottarelli: facilitare investimenti e attività d'impresa
Carlo Cottarelli

Se dovesse suggerire al governo l’agenda per un’industria 5.0, quali dovrebbero essere i punti imprescindibili da individuare e adottare?
«Non ho mai creduto nella capacità del Governo di identificare a priori le aree in cui un Paese si deve sviluppare, in quanto a mio avviso lo Stato non ha una capacità di previsione migliore rispetto a quella degli imprenditori. Certamente è necessario garantire agevolazioni che consentano di attuare investimenti innovativi per permettere al Paese di crescere. A livello europeo, inoltre, in alcune aree strategiche dobbiamo raggiungere un’indipendenza che attualmente non abbiamo, basti pensare per esempio al campo energetico».

Nel prossimo futuro la sostenibilità sarà un requisito obbligatorio per le aziende di ogni ordine e grado. Che impatto avrà sul sistema paese l’acquisizione di questo requisito?
«La transizione ecologica, così come qualsiasi altra transizione energetica, rappresenta un passaggio complesso e costoso che dobbiamo affrontare, non soltanto per proteggere e salvaguardare il pianeta e contrastare i cambiamenti climatici. Pur nella consapevolezza che per combattere il riscaldamento globale l’Europa può apportare un piccolo contributo, vista la sua estensione rispetto agli altri continenti, è necessario comunque da parte nostra dare un esempio positivo. La riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, per esempio dalle automobili o dagli impianti di riscaldamento, non comporta soltanto una diminuzione dell’emissione di anidride carbonica ma anche di polveri sottili, che rappresentano un problema fondamentale nella Pianura Padana. Adottare quindi sistemi di trasporto più ecologici, così come metodi efficienti per il riscaldamento degli edifici, garantirà alle persone uno stile di vita migliore e al tempo stesso, nel caso del riscaldamento degli immobili, comporterà anche un risparmio da un punto di vista economico sulla bolletta energetica».

Il 9 febbraio scorso il consiglio europeo ha approvato il piano industriale comunitario. secondo il suo parere è sufficiente all’Europa per bilanciare l’effetto calamita degli Stati Uniti sugli investimenti?
«I fondi stanziati dall’America, per i prossimi dieci anni, in media sono pari allo 0,1% del PIL. Si tratta di importi significativi per certi settori, anche se a mio avviso l’Europa o i singoli Paesi presi individualmente, quindi l’Italia, avrebbero potuto sopperire».

Cottarelli: facilitare investimenti e attività d'impresa
Carlo Cottarelli

Il settore manifatturiero ha attraversato diverse sfide nelle quali l’evoluzione tecnologica ha fatto da traino. Quali sono, a suo avviso, i trend e megatrend futuri che caratterizzeranno e condizioneranno il settore industriale?
«Negli ultimi venti anni il settore manifatturiero italiano ha registrato innanzitutto un problema di competitività di costo. Per i primi dieci anni dall’entrata in vigore dell’euro le nostre esportazioni hanno avuto un andamento negativo, in quanto continuavamo ad assistere a un aumento dei prezzi e dei costi interni più elevato rispetto a quanto avveniva in Germania. Nei dieci anni successivi invece è avvenuto il contrario. Per proseguire su questa linea innanzitutto bisogna garantire una competitività di costo mantenendo gli aumenti salariali in linea con gli aumenti di produttività, un aspetto fondamentale che è possibile ottenere soltanto tramite un clima economico che faciliti gli investimenti e l’attività d’impresa. Per fare ciò, come detto precedentemente, è necessario avere meno burocrazia, un sistema di giustizia civile maggiormente veloce e un livello di tassazione più basso, anche se per raggiungere quest’ultimo obiettivo bisogna lavorare per contenere ed evitare gli sprechi nella spesa pubblica».

Lavoro e capitale non sono più ingredienti tradizionali per fare impresa, ma i modelli organizzativi introdotti dalle tecnologie digitali e dalle logiche della sharing economy hanno cambiato le regole del gioco?
«Nonostante tutte le innovazioni introdotte dall’information technology, dall’utilizzo dei robot e ora dall’intelligenza artificiale non si è verificato un considerevole aumento della produttività oraria, anzi questa sta rallentando. In America, negli ultimi vent’anni, è stato registrato un tasso di crescita della produttività media pari allo 0,4%, il più basso degli ultimi 150 anni. Questo mi porta a dire che i nuovi strumenti tecnologici messi in campo hanno portato dei benefici ma non così evidenti come, per esempio, avvenuto con le innovazioni attuate a inizio secolo. Sarà compito del mercato e degli imprenditori individuare la strada migliore da intraprendere».

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano le ha chiesto di dirigere un programma di educazione per le scienze economiche e sociali rivolto agli studenti delle scuole superiori. Può spiegare in che cosa consiste?
«Il programma, innovativo e ambizioso nel quale credo molto, nasce con l’obiettivo di realizzare nelle scuole secondarie di secondo grado, pubbliche e private di tutto il territorio nazionale che decideranno di partecipare all’iniziativa, incontri su aspetti di carattere economico e sociale per offrire alle giovani generazioni l’opportunità di dialogare con personalità contraddistinte da assoluta esperienza professionale e da grande capacità comunicativa. Sono oltre quaranta le figure di spicco del panorama culturale, economico-finanziario, imprenditoriale e politico del nostro Paese che hanno aderito gratuitamente e sono disposte a condividere con gli studenti le competenze e conoscenze acquisite. Gli incontri, nel dettaglio, affronteranno argomenti di grande attualità tra cui la situazione economica dell’Italia e dell’Europa, la gestione delle politiche economiche di spesa pubblica e tassazione, la politica monetaria e la finanza, la sostenibilità sociale e ambientale, le disparità di reddito, di opportunità, territoriali e di genere, le politiche europee e la cooperazione internazionale, l’interazione tra economia e diritto, la Costituzione italiana e la comunicazione relativa a queste aree. Oltre alla trasmissione di tali nozioni, l’obiettivo principale del progetto è suscitare interesse tra studenti e insegnanti mediante le testimonianze di queste personalità. Il Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali sarà avviato già a partire dall’anno scolastico 2023-2024. Nel primo anno sono previste circa 150 presentazioni, per poi crescere negli anni seguenti. A ispirare questa idea è stata la visita che fece quando ero giovane a Cremona, la mia città natale, Guido Carli, economista e politico, già Governatore della Banca d’Italia e Ministro del Tesoro».

Parlando di nuove generazioni quali sono le competenze che, secondo lei, devono avere i giovani neolaureati o diplomati per permettere oggi alle imprese di essere ancora più forti e stabili domani?
«Sicuramente tra i requisiti più importanti troviamo la conoscenza della lingua inglese e degli strumenti per la digitalizzazione aziendale, oltre alle principali nozioni di economia generale, a prescindere dal corso di studi intrapreso».

Da ultimo, a livello previsionale, cosa si aspetta da questo paese nei prossimi 10 anni?
«L’aspetto demografico sta diventando sempre più sentito e serio ed è il fattore che preoccupa maggiormente, in quanto abbiamo una popolazione e una forza lavoro che decrescono. Le generazioni che attualmente sono prossime alla pensione erano caratterizzate da tassi di natalità molto più elevati rispetto a quelle attuali. Se non ci sono persone che lavorano il PIL tende a essere più basso, a parità di andamento della produttività. I prossimi dieci anni saranno cruciali. In parte questo problema potrà essere rimediato con l’immigrazione regolare e controllata. Ovviamente è necessario che le persone abbiano un’adeguata preparazione per potere essere inserite nel mondo lavorativo».

Cottarelli: facilitare investimenti e attività d'impresa
Carlo Cottarelli

Chi è Carlo Cottarelli?

Carlo Cottarelli è nato a Cremona nel 1954, nel 1977 ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Bancarie all’Università di Siena e nel 1981 il Master in Economics presso la London School of Economics.
Dal 1981 al 1987 ha lavorato presso la Direzione monetaria del Servizio Studi della Banca d’Italia e dal 1987 al 1988 al Servizio Studi dell’ENI.
Nel 1988 ha inizio la sua carriera al Fondo Monetario Internazionale, lavorando in diversi dipartimenti (European Department, Fiscal Affairs Department, Money and Capital Markets Department e Policy Development and Review Department). In questo periodo è responsabile della sorveglianza economica, di assistenza tecnica e di prestiti in svariati Paesi avanzati, emergenti e in via di sviluppo, tra i quali Italia, Regno Unito, Russia, Turchia, Portogallo, Grecia, Albania, Croazia, Ungheria, Libano, Tajikistan e Serbia.
Dal 2008 al 2013 è stato Direttore del Fiscal Affairs Department del Fondo Monetario Internazionale, che assiste ogni anno un centinaio di Paesi nella realizzazione di riforme di finanza pubblica. Nel 2013-2014 ha ricoperto il ruolo di Commissario per la revisione della spesa pubblica in Italia e dal 2014-2017 quello di Direttore Esecutivo al Fondo Monetario Internazionale per Italia, Albania, Grecia, Malta, Portogallo e San Marino.
Da fine 2018 a fine settembre 2022 è Direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Da fine settembre 2022 a fine maggio 2023 è Senatore, carica da cui si è dimesso per andare a dirigere il nuovo Programma di Educazione nelle Scienze Economiche e Sociali dell’Università Cattolica di Milano.
Dall’ottobre 2017 all’ottobre 2020 è stato Visiting Professor all’Università Bocconi essendo responsabile per il corso Fiscal Macroeconomics, corso elettivo del terzo anno undergraduate, e ha continuato a insegnare nei successivi due anni accademici. Dall’anno accademico 2023-24 insegna lo stesso corso all’Università Cattolica di Milano.
Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.