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Industria 4.0, attenzione a non digitalizzare gli sprechi

Ginaluca Oriani, CEO di STAUFEN.ITALIA, ricorda che non esiste digitale favorevole per l’imprenditore che non possiede una strategia e nemmeno processi
organizzati

di Giancarlo Oriani 

Ventotto anni fa Michael Hammer, in un articolo fondamentale intitolato “Do not automate, obliterate”, cercava di spiegare a un mondo manageriale in preda all’entusiasmo informatico che l’automazione non è la soluzione automatica (scusate il bisticcio di parole) dei problemi aziendali. Il ragionamento era semplice: “Automating a mess yields an automated mess”.

Per evitare di riproporre anche in questo scritto gli usuali toni trionfalistici relativi al 4.0, vorrei vedere il tema sotto una luce più riflessiva. Lungi da me pensare che la strada non sia quella del 4.0 o, per meglio dire, quella di sviluppare la Smart Enterprise. Nel XXI secolo, nell’era dei nativi digitali, un’azienda senza digitalizzazione è impensabile. Ma questo non vuole dire che la digitalizzazione sia di per sé la soluzione. «Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare», diceva Seneca (tanto per non citare i soliti americani o giapponesi). Non esiste digitale favorevole per l’imprenditore che non ha una strategia e processi organizzati. Talvolta però in azienda si percepisce una visione taumaturgica della tecnologia. I processi aziendali non funzionano? Compriamo un workflow. Riprogettiamo di continuo gli stessi componenti? Tra un po’ arriva il nuovo PLM. Le macchine funzionano male? Il MES ci darà tutte le informazioni. Ho molta merce a magazzino? Compriamo l’ultima versione costosissima del magazzino automatizzato. In realtà, dev’essere chiaro che la tecnologia da sola non risolve il problema: la tecnologia è un abilitatore che permette di potenziare ulteriormente processi che però devono essere già intrinsecamente eccellenti, o pensati per esserlo. O un abilitatore che consente prestazioni non fattibili senza un supporto digitale. Non può essere ciò che trasforma un processo inefficiente in un processo efficiente sic et simpliciter. La rivoluzione digitale non sfugge a questa regola.

Le aziende più avanti nel percorso di realizzazione della Smart Enterprise non ci stupiscono per gli enormi investimenti in costose tecnologie ma per l’oculato utilizzo di tecnologie (a volte costose, a volte no) che supportano un processo ben progettato dal punto di vista organizzativo. Un buon criterio è quello implicito nel titolo: prima eliminiamo o riduciamo gli sprechi. Per esempio, prima rivediamo il layout per ridurre i percorsi, poi introduciamo sistemi intelligenti di trasporto dei materiali che dialogano con postazioni di lavoro e magazzini. Oppure, prima definiamo chiare ed efficienti regole logistiche coi fornitori, poi introduciamo sistemi collaborativi.
La capacità organizzativa dell’uomo viene ancora prima della potenza informatica. Almeno per ora.

 

Giancarlo Oriani è CEO di STAUFEN.ITALIA, società di consulenza internazionale specializzata nei metodi di Lean Management e del Turnaround e Interim Management

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