Dall’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione grandi aspettative per l’effetto dell’iperammortamento.
L’anno 2025 si è rivelato nel complesso fiacco per l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione che ha registrato una sostanziale stazionarietà della produzione rispetto all’anno precedente.

Il quadro in sintesi
Il risultato deludente è stato determinato dal pesante calo dell’export. È andata meglio l’attività sul mercato interno, trainata dalla ripresa della domanda, ma, nonostante gli incrementi a doppia cifra, i valori sono rimasti ancora molto distanti dai livelli del 2021-2022.
Nonostante ciò, l’industria italiana di settore si è, ancora una volta, confermata tra i principali protagonisti dello scenario internazionale ove è risultata quinta nella classifica mondiale di produzione e di consumo e quarta in quella di export.
Le previsioni per il 2026 stimano una timida ripresa trainata dal miglioramento del risultato ottenuto sul mercato domestico, grazie anche alla disponibilità dell’Iperammortamento. Ancora debole l’attività oltreconfine.
È questo, in sintesi, è il quadro illustrato dal presidente di Ucimu-Sistemi per Produrre, Riccardo Rosa, in occasione dell’Assemblea dei soci che ha visto la partecipazione della vicepresidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti Barbara Cimmino e del presidente del Comitato Scientifico di ISPI Paolo Magri, moderati e intervistati da Rita Querzè, giornalista del Corriere della Sera.
A seguire si è tenuto un confronto tra i due giovani imprenditori Luca Dadone e Elisa Stucchi, che hanno raccontato la loro idea di innovazione, tra IA (Intelligenza Artificiale) e AR (Augmented Reality) applicate al mondo del manifatturiero.
Oltre 150 gli ospiti presenti, tra imprenditori e manager del settore, rappresentanti delle istituzioni e operatori della stampa.

I consuntivi 2025
Secondo i dati di consuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu, nel 2025 la produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 6.391 milioni di euro, in crescita dell’1% rispetto al 2024.
Pesante è stato il calo dell’export, sceso a 3.760 milioni di euro (–12%). Il rapporto export su produzione è calato al –58,8%, rispetto al –67,5% del 2024.
Nel 2025, principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati Stati Uniti (572 milioni, –9%), Germania (274 milioni, –24,9%), Francia (204 milioni, +0,2%), Polonia (188 milioni, +11,2%), Turchia (168 milioni, –11,5%), India (164 milioni, –11,6%), Messico (158 milioni, –10%), Spagna (147 milioni, –6,5%), Cina (110 milioni, –54,1%), Brasile (84 milioni, +15,9%).
Dopo 2 anni di calo, le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno sono tornate a crescere, attestandosi a 2.631 milioni di euro, pari al +28,1% rispetto all’anno precedente. A trainare questa prestazione è stata la ripresa del consumo domestico, cresciuto del +22,3% a 4.534 milioni di euro.
Le importazioni si sono attestate a 1.903 milioni di euro, in crescita del +15,1% rispetto al 2024. La quota di consumo domestico coperta dalla offerta estera è scesa di 3 punti percentuali, fino al –42%.
In calo il livello di utilizzo della capacità produttiva, la cui media annua è passata dal 77,3% del 2024, al 76,5%. Stesso andamento anche per il carnet ordini, che si è attestato a 6,3 mesi di produzione assicurata, contro i 6,5 mesi del 2024.
Il fatturato di settore si è fermato a 9.330 milioni di euro.

Le previsioni 2026
Come emerge dalle previsioni elaborate dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu, il 2026 segnerà una leggera ripresa dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot, e automazione. Tutti gli indicatori torneranno in territorio positivo ma gli incrementi saranno ancora contenuti.
La produzione si attesterà a 6.640 milioni di euro (+3,9%). Le esportazioni si manterranno sul livello dell’anno precedente, attestandosi a 3.785 milioni di euro (+0,7%).
Proseguirà il trend positivo delle consegne dei costruttori sul mercato interno, attese in crescita del +8,5% fino a 2.855 milioni di euro, trainate dalla domanda italiana che dovrebbe attestarsi a 4.870 milioni (+7,4%).
Anche le importazioni registreranno segno positivo, arrivando a 2.015 milioni (+5,9%).

Tra instabilità geopolitica e incentivi
Il presidente Rosa ha affermato: «Il 2025 è stato un anno complessivamente deludente per i costruttori italiani di macchine utensili che hanno dovuto fare i conti anzitutto con il forte calo delle vendite all’estero. D’altra parte, nonostante la ripresa, anche l’attività sul mercato interno è risultata poco soddisfacente complice anche il caos intorno a Transizione 5.0. Sul fronte internazionale, l’instabilità geopolitica ha reso particolarmente complicata l’attività del settore rappresentato da UCIMU che ha nei mercati esteri lo sbocco principale della propria produzione».
«Detto ciò — ha proseguito Rosa — gli accadimenti di questi ultimi anni hanno sottoposto le nostre imprese a uno stress-test continuo, allenandole ad operare in condizioni di businessunusual come mai prima d’ora. Anche per questo, rileviamo che non tutto ciò che accade, e che ha un collegamento diretto con il nostro mondo, impatta nello stesso modo sulla nostra attività».
I dazi
Sui dazi introdotti dall’amministrazione Trump, questi «hanno avuto un impatto per noi gestibile. Lo dicono i dati: nel 2025 le vendite negli Stati Uniti sono calate del –9%. Ma gli USA restano, di gran lunga, il primo mercato di sbocco del made in Italy settoriale. Ciò è possibile per differenti ragioni: anzitutto gli Stati Uniti non hanno una produzione locale sufficiente a coprire il consumo domestico e necessitano di tecnologia avanzata e super-customizzata; oltre a ciò, in questo particolare momento storico, il settore della difesa, strategico per il paese e dunque esentato dal pagamento dazi, sta esprimendo una domanda piuttosto vivace. Questi tre fattori hanno permesso, e permettono tuttora, ai costruttori italiani di continuare a operare sul mercato americano che apprezza da sempre le caratteristiche della nostra offerta».
«Non per questo — ha aggiunto il presidente Ucimu — le criticità sono azzerate. Per le tipologie di macchine che sono prodotte anche da costruttori americani, il dazio è evidentemente una pesante zavorra che ha limitato le vendite di made in Italy settoriale. Ma non solo. La politica commerciale di Trump ha prodotto alcuni pesanti effetti indiretti; è il caso, ad esempio, dell’incremento del costo di alcune materie prime praticato da altri paesi in risposta ai dazi, incremento che impatta anche sulla nostra attività».
Europa e automotive
Più complicato è risultato invece gestire l’impatto delle guerre e della debolezza di un mercato importante come quello europeo, come ha spiegato ancora Rosa: «Nel caso delle guerre, l’esempio più evidente per noi costruttori è la sparizione della Russia dai nostri radar. Nel 2013, prima dell’invasione della Crimea e delle prime sanzioni, essa rappresentava il nostro quarto mercato di sbocco, con 177 milioni di export. Nel 2022, era il nostro ottavo mercato di destinazione (con 99 milioni). Dal 2023 è assente e, soprattutto, è un mercato che abbiamo regalato ai costruttori cinesi. Chissà se, una volta risolta questa ferita nel cuore dell’Europa, riusciremo a recuperare almeno parte del terreno perso».
«E a proposito di Europa — ha continuato il presidente — ci stiamo pericolosamente avvicinando al rischio di de-industrializzazione. Le scelte, assolutamente discutibili, fatte dalle autorità dell’Unione in materia di transizione elettrica dell’automotive stanno manifestando sempre di più i loro effetti concreti. In un momento in cui cambia profondamente il concetto di trasporto da parte delle nuove generazioni per cui l’auto non è più considerata uno status symbol ma un mezzo per viaggiare, gli organi di governo europei, con il loro atteggiamento dirigista, hanno di fatto permesso all’offerta asiatica di invadere spazi che erano appannaggio del nostro manifatturiero. Prima che gli effetti siano irreversibili, chiediamo a chi ci rappresenta e governa in Europa di ripensare l’approccio che deve basarsi sul principio di neutralità tecnologica, permettendo così alla filiera dell’auto, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione di chi è impiegato nell’industria».
Al netto dell’auto «a cui è legata a doppio filo, la Germania, il grande malato di Europa, forse vede la luce in fondo al tunnel. Nel primo trimestre del 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili, elaborato dalla associazione tedesca, ha infatti segnato un +15,1%, interrompendo la sequenza negativa che durava da tre anni consecutivi. Il piano di rilancio voluto dal Cancelliere Mertz e quello a supporto della difesa stanno restituendo fiducia al paese. L’auspicio è che sia effettivamente così perché se la locomotiva tedesca riparte, noi, primo vagone di questo treno, siamo pronti ad agganciarci ad essa per poter continuare a lavorare nelle filiere produttive del Made in Germany che viaggia su direttrici lunghissime, distribuendo la nostra produzione ovunque nel mondo».
La crisi di Hormuz
«In attesa di comprendere i contenuti dell’accordo — ha aggiunto Rosa — e consapevoli del fatto che occorrerà tempo perché il transito delle merci riprenda il suo ritmo, l’impatto sulla nostra attività al momento è gestibile e siamo fiduciosi che la distensione nell’area del Medio Oriente porterà grandi vantaggi alle nostre imprese. In termini di business diretto, l’area assorbe circa il 30% dell’export destinato all’Asia, dunque il ritorno “alla normalità” darà slancio alla nostra attività nella regione ove sono soprattutto le tecnologie per la deformazione dei metalli ad essere richieste in risposta ai grandi piani di sviluppo infrastrutturali. In termini indiretti, il ripristino del transito delle merci permetterà una progressiva riduzione dei costi degli approvvigionamenti cresciuti in modo deciso in questi ultimi mesi».
Gli incentivi
«In un momento cruciale come quello che stiamo vivendo — ha concluso il presidente Ucimu — con una domanda estera decisamente debole, il mercato interno diventa ancor più rilevante per le nostre imprese. La disponibilità della misura di Iperammortamento prevista dal nuovo Piano Transizione 5.0, oggi pienamente operativa, è un ottimo strumento di sostegno alla domanda italiana di nuove macchine utensili».
«Dobbiamo dire che il 2026 era cominciato veramente in salita: la raccolta ordini sul mercato interno aveva subito un calo pesante, pari al 29% rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. Ma la sensazione era che la domanda fosse freezata. In questo primo mese effettivo di Iperammortamento, ottenuta l’operatività della Piattaforma GSE, abbiamo già visto un cambio di passo nell’atteggiamento dei nostri clienti italiani. Questo conferma ciò che dicevamo da tempo: la domanda italiana c’è ma i clienti attendevano chiarezza per concretizzare gli ordini».
«Ora l’incentivo sta funzionando. A margine del Tavolo della Meccanica indetto dal Ministero delle imprese e del made in Italy a fine giugno, è emerso che del totale delle domande di prenotazione di risorse inserite nella piattaforma, il 90% è riconducibile a investimenti in macchine utensili. Bene dunque! Al MIMIT va il riconoscimento per aver definito, seppure con ritardo, una misura di facile utilizzo e con durata triennale. Finalmente, le imprese italiane dispongono di una misura di politica industriale che permette una pianificazione di medio periodo sia per chi produce sia per chi investe. L’auspicio è che il suo utilizzo permetta alla domanda italiana di tornare sugli alti livelli del 2021-2022, assicurando così anche un corretto aggiornamento della nostra industria che ha necessità di innovazione continua per restare competitiva sul mercato internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando le regole del gioco».
L’assemblea di Ucimu coincide con il rinnovo delle cariche sociali per il biennio 2026-2027: Riccardo Rosa è stato candidato unico alla presidenza dell’associazione.
a cura di LORIS CANTARELLI

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