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Macchina Utensile ai tempi del Covid-19. 12 pareri sugli interventi governativi e sul supporto al comparto

Tecnologie Meccaniche ha riunito (virtualmente) dodici esponenti del settore legato alla macchina utensile, per comprendere quali possono essere le strategie in atto al fine di traghettare il comparto della macchina utensile in una nuova era produttiva che, se probabilmente non sarà più quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi, potrà essere anche migliore, più coesa, più competitiva nel mondo.

Coniugare la salute delle persone con la necessità di far ripartire quanto prima l’intera filiera produttiva, utilizzando strumenti come lo smart working (che dovrà essere attuato in maniera più ampia possibile anche nel prossimo futuro) oltre che le tecnologie di ultima generazione per la gestione degli impianti, rappresenta la più grande sfida che oggi il mondo industriale deve affrontare, per cercare di superare le enormi difficoltà indotte dalla pandemia provocata dal virus Covid-19. Una sfida che porta con sé enormi difficoltà gestionali, come il cambiamento dei rapporti con clienti e fornitori, che presumibilmente dovrà proseguire ancora per molto tempo, oltre a tutte le problematiche che il distanziamento sociale impone e che mal si conciliano con attività come l’assistenza tecnica in loco, non differibile, o lo start-up degli impianti negli stabilimenti. Questi i temi che il management di un’azienda manifatturiera si trova ora a dover affrontare, per dare una risposta in tempi brevi al comparto, al fine di arginare le perdite indotte dalla chiusura forzata delle attività produttive e far ripartire il tessuto imprenditoriale nazionale, cercando di trasformare i problemi in opportunità. Tecnologie Meccaniche ha riunito (virtualmente) dodici esponenti del settore legato alla macchina utensile (qui la prima parte di questa intervista), per comprendere quali possono essere le strategie in atto al fine di traghettare il comparto della macchina utensile in una nuova era produttiva che, se probabilmente non sarà più quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi, potrà essere anche migliore, più coesa, più competitiva nel mondo.

Covid-19 e macchina utensile: quali  interventi governativi ed europei sono necessari?

 Settori strategici come quelli della macchina utensile e della meccanica, vanno, in questo momento di emergenza,  supportati  adeguatamente a livello governativo ed europeo con iniziative volte a sostenere le aziende a livello economico, fiscale e di promozione. Necessaria, con le dovute precauzioni sanitarie, una pronta ripresa dell’attività lavorativa.

Come valutate le scelte a livello governativo e come sarebbe necessario supportare le aziende in generale ma, in particolare, in un settore strategico come quello della macchina utensile, che è uno di quelli con la bilancia dei pagamenti in positivo? Cosa dovrebbe essere fatto a livello europeo per uscire da questa situazione di crisi?

Alberto Tacchella – Danobat Srl

Vedo molti annunci, da parte del Governo di strumenti che andrebbero nella direzione giusta ma, nella sostanza fino ad ora solo annunciati e non ancora utilizzabili. Esiste ad oggi ancora molta confusione sulla procedura di richiesta ed erogazione della Cassa Integrazione in deroga, su chi può accedervi e quando potrà farlo. Ci vorrebbe maggiore tempestività nell’attivazione degli aiuti alle imprese.

Ci vorrebbe liquidità per le nostre aziende da utilizzare subito e a fondo perduto, non solamente dei prestiti garantiti dallo Stato. Ci vogliono strumenti semplici ma eccezionali, burocrazia completamente azzerata per poter usufruire realmente di questi strumenti, oltre che regole di bilancio diverse dalle solite. Ci vorrà soprattutto un fortissimo piano di sostegno agli investimenti che, passata la fase acuta, dovranno essere messi in moto, la cui importanza è ancor più messa in evidenza da questa drammatica crisi.

Per quanto riguarda l’Europa, io sono un europeista convinto, ma sono anche sconcertato da quello che sto vedendo in Europa. Com’è possibile, per esempio, che un paese come l’Olanda stia bloccando tutte le decisioni discusse nelle riunioni degli alti vertici, al termine delle quali non si trova mai l’accordo, di fatto bloccando il dibattito e definizione su cosa si deve fare per consentire alle aziende di poter continuare ad operare? Mi spiace che l’Europa stia dando questo spettacolo inaccettabile, perdendo la grandissima opportunità di dimostrare che c’è, che è forte e che ha tutte le potenzialità per attivare un grande piano di sostegno alle aziende per poter ripartire.

Sergio Paganelli – Balluff Italia

Non abbiamo sicuramente gradito lo spettacolo che l’Europa ha dato in questi giorni. Riguardo al nostro governo le idee sono buone, ma di concretezza se n’è vista poca anche se, a quanto vedo, non è un problema solo italiano. In Europa non sta emergendo un’idea chiara, senza alcun aiuto che emerga dalle discussioni, non ci sono indicazioni precise su quello che sarà il futuro.

È chiaro che ci vorrà della liquidità per le imprese, che è proprio uno dei motivi principali di preoccupazione, oltre ad un concreto sostegno all’export. Occorre inoltre una maggiore coesione a livello europeo, la divisione e i particolarismi, vedo la posizione dell’Olanda, oggi non servono a nessuno. Un’altra cosa che mi piacerebbe vedere è un’Italia un po’ più forte in casa propria, sul fronte produttivo e della ricerca, settori fondamentali e strategici per il Paese.

Osservando la situazione da un’altra angolatura, questa crisi potrebbe darci qualche indicazione per migliorare il nostro futuro e pensare di operare in modo diverso dall’attuale anche sfruttando le tecnologie che abbiamo a disposizione.

Davide Cucinella – Grinding Technology

Il rilasciare informazioni “a piccoli passi “ delegando principalmente agli esperti della comunità scientifica la scelta sull’eventuale riapertura di alcune filiere produttive  è riduttivo, lascia nel limbo per giorni interi cittadini, dipendenti e imprenditori. Forse, con una più approfondita valutazione di ciò che è accaduto in Cina, avremmo potuto fronteggiare meglio sia la situazione dell’emergenza che quella della ripartenza.

Sicuramente ci troviamo oggi a dover affrontare questa grande difficoltà mai vissuta prima, ma questo è avvenuto in concomitanza di una situazione globale, non solo italiana, in cui mancavano chiare linee guida in termini di strategia economica nei vari settori, come auto, energia, manifatturiero, l’automobilistico, in generale. Una navigazione neanche a vista, ma imbrigliata in un sistema dove è predominante l’aspetto finanziario.

A livello europeo, poi, le difficoltà di coesione mi sembrano evidenti, perché nell’unico momento in cui si doveva dimostrare di essere uniti, ci si sta muovendo in ordine sparso. Per affrontare questa situazione, oltre la risoluzione dell’emergenza sanitaria, è sicuramente necessario definire una strategia economica europea, supportata dal sistema finanziario, in grado di supportare la fase della ripresa.

Alessandro Natali – Walter Italia

La situazione è indubbiamente molto complessa. Si parla di riaprire le industrie ma, ancora oggi, si fatica a trovare i dispositivi di protezione individuale o gli strumenti che consentono di entrare negli uffici. Francamente devo dire che di quando scritto nel Decreto Cura Italia è molto articolato mentre oggi servirebbe più semplicità per aiutare cittadini ed imprese.

Servirà anche capire quando saranno realmente disponibili i soldi stanziati e come potranno essere spesi, viste tutte le restrizioni in atto che rischiano di bloccare o congelare gli investimenti delle imprese. Parliamo dell’Europa: un’unione che si è fondata dall’unione monetaria e che ancora oggi è profondamente divisa e non solo dalla lingua.

Paesi con un PIL inferiore a quello della Lombardia stanno tenendo in scacco tutta l’Europa. Per l’Europa è il momento della scelta se vuole veramente puntare sull’unità. Ed avere una visione comune sulle scelte importanti come quelle che riguardano la situazione attuale.

Patrizia Ghiringhelli – Rettificatrici Ghiringhelli  

Condivido i sentimenti di sconcerto e di perplessità dei colleghi per ciò che sta accadendo in Europa. Mi definisco un’europeista convinta, ma sono fortemente delusa dall’atteggiamento che alcuni Paesi hanno tenuto nei confronti dell’Italia e credo che se continuerà così sarà un’occasione sprecata da parte della Comunità Europea. Questa è un’emergenza senza precedenti nella storia di tutti noi, ed anche per l’Europa è un momento forse unico per dimostrare coesione: credo invece che sia sotto l’occhio di tutti il fatto che stia avvenendo esattamente l’opposto.

Per ciò che attiene alle misure intraprese dal Governo, mi limito a leggere quanto ci arriva dagli organi d’informazione. Mi rifaccio in particolare alle parole del Presidente Boccia a commento dell’ultimo Decreto Liquidità, che pare ricalcare almeno in parte quelle che erano le indicazioni dell’associazione. Vorrei esprimere quindi un auspicio ovvero che, così come il Governo s’è dimostrato disponibile ad ascoltare la comunità scientifica quando s’è trattato di definire delle indicazioni in tema di emergenza epidemiologica, sul fronte economico industriale si basasse su quanto un soggetto competente ed autorevole come Confindustria sta da tempo chiedendo. Penso sia l’unico modo per poter ottenere dalle Istituzioni delle misure che poi siano non solo valide, ma anche fruibili da parte delle imprese.

Giuliano Busetto – Siemens Italia  

Il Governo è stato scelto dagli italiani, quindi dobbiamo aiutare e collaborare con persone che hanno meno competenze in materia industriale in modo da trovare le soluzioni migliori per il paese.

Primo aspetto che vorrei sottolineare è che, se non ci fossimo dati tutti da fare alacremente durante le fasi di emissione dei Decreti Governativi probabilmente il primo DPCM avrebbe chiuso solo la Lombardia mentre le nostre filiere sono sovraregionali . Il secondo aspetto riguarda il fatto che non sono state coinvolte immediatamente le rappresentanze sindacali,  le quali sono poi intervenute per contenere il numero di imprese operative attraverso la riduzione dei codici ateco, mentre un confronto immediato e costruttivo con chi è parte delle filiere produttive avrebbe potuto favorire una più logica funzionalità nelle catene del valore industriale. È vero che il Governo si è trovato impreparato di fronte a una grave situazione che non ha precedenti nella storia contemporanea ugualmente sarebbe stato possibile prepararsi per tempo sulla base di quanto accaduto in Cina, pur con i distinguo che la Cina è molto diversa da noi a livello culturale, politico e di mercato, e le informazioni che arrivavano dal continente asiatico probabilmente non erano del tutto veritiere sul reale andamento dell’epidemia.

Vorrei evidenziare che il Decreto Liquidità, sicuramente positivo negli intenti, nasce individuando i termini e le modalità di erogazione dei soldi alle imprese, seppur ad una prima analisi non eccelle in termini di facilità ed immediatezza d’accesso.

Lorenzo Bergantin – OML

Anch’io sono fortemente deluso dall’Europa e dall’importante limitazione culturale che porta alla scarsa considerazione che alcuni paesi hanno dell’Italia, relegandola a nazione di serie B. Per quanto riguarda la questione italiana, noto un po’ di confusione ed incertezza a livello di scelte e decisioni, anche se ho la speranza che la capacità di arrangiarsi di ognuno delle nostre aziende ci farà superare anche questa crisi.

Il principale problema di oggi è la liquidità, che ci vede in un settore di mezzo, che non è né quello del grande investimento, né quello della produzione dell’utensile, bene possiamo dire di “largo consumo” del quale l’azienda metalmeccanica ha quotidianamente bisogno. Noi come componentisti siamo nella terra di mezzo nella quale anche poche migliaia di euro di investimento potrebbero essere oggi un problema. Per questo motivo ci stiamo interrogando su quali strade intraprendere per essere vicini alla nostra clientela in nella varie situazioni che ci potrebbero capitare in questo frangente.

Roberto Rivetti – Renishaw Italia

La mia delusione riguardo all’Europa va oltre quanto appena detto, trovando sconcertante l’assoluta mancanza di leader politici di un certo calibro, capaci di ripianare tutte quelle situazioni di conflitto che ci sono, sia all’interno dei singoli paesi, che a livello comunitario.

Credo che ogni nazione abbia i suoi problemi, ma non ci sono queste grandi differenze tra come si comportano i politici delle altre nazioni, rispetto a quelli italiani, ovvero annunci propagandistici a cui poi non seguono fatti concreti. Al di là delle singole valutazioni politiche, servirebbe alle aziende la disponibilità immediata di liquidità e la capacità di comprendere che il problema non è dei prossimi tre mesi, ma si trascinerà per un lungo periodo, dunque eventuali misure portatrici di liquidità dovranno essere rivolte ad un orizzonte temporale significativo.

Andrea Fritzsch – GF Machining Solutions Italia

Anch’io esprimo un po’ di delusione sulla gestione di questa emergenza per quanto riguarda le necessità delle imprese da parte del Governo, in particolare riguardo alla decisione sui tempi e sulle modalità di riapertura delle aziende. Detto questo, considero l’Europa più che altro un’unione finanziaria, mancando di qualsiasi potere decisionale strategico e, da questo punto di vista, anch’io sono rimasto amareggiato.

Aggiungo che una crisi di questo tipo, non solo economica ma anche sociale, non si manifesterà solamente in un rallentamento economico che poi ripartirà secondo i canoni consueti, ma ho il sospetto che anche quando passerà l’epidemia, dovremmo cambiare il nostro approccio in maniera radicale. Determinati elementi stanno venendo a galla: per esempio, dopo la crisi del 2009 notai con un po’ d’invidia la reindustrializzazione dei paesi anglosassoni, che iniziarono una politica strategica di medio lungo periodo, riuscendo a rilanciare anche l’automotive. La svolta potrebbe essere nelle nostre mani, puntando su un piano d’industrializzazione e di rilancio pluriennale e non con semplici interventi che guardano all’immediato, sicuramente utili per chi deve sopravvivere, ma che non sono sufficientemente prospettici per il futuro del nostro mondo industriale. Abbiamo delle risorse incredibili in Italia, ma abbiamo bisogno, per farle emergere, di un vero rilancio strategico di largo respiro del nostro paese che questa crisi potrebbe anche accelerare con la giusta guida.

Saverio Gellini – Mandelli

Per quanto concerne le azioni messe in campo dal Governo, adesso è necessario studiare bene il Decreto (400 miliardi di Euro mi sembra siano un buon inizio) :  se il Documento prevederà un accesso relativamente semplice e veloce, sarà certamente un importante aiuto.

Per le azioni indispensabili che il sistema Italia dovrebbe realizzare per il nostro settore, fortemente orientato all’export, privilegerei una grande campagna promozionale del prodotto italiano, ad esempio realizzando degli eventi specifici per singolo comparto (Aerospace, Automotive, Meccanica precisone, Oil & Gas, ecc.), che possano permettere il rapporto tra le nostre aziende e potenziali clienti esteri.

La mia opinione sull’Europa? Servirebbe l’emissione di strumenti finanziari come gli Eurobond e, a tal proposito, ho mandato a tutti i miei conoscenti (personale e di business) tedeschi un documento (ndr postato su LinkedIn il girno prima di quello di analogo contenuto pubblicato dal Dott. Calenda ed altri politici italiani sul Frankfurth Allegmein Zeitung),  che chiede loro di fare azione di lobby, per portare un messaggio concreto e supportato da svariate persone del settore ai vertici politici tedeschi ed europei.

Federico Costa – Febametal

Anch’io sono molto deluso dall’atteggiamento europeo nei confronti del nostro paese, anche se sarei meno critico nei confronti dell’azione del Governo, che se ha fatto molti errori anche a livello di comunicazione, mancando di leadership, è comunque quello che abbiamo votato e dobbiamo stare uniti per poter uscire da questa grave crisi sanitaria ed economica.

In quanto alle strategie di ripresa, in questo momento secondo me è molto difficile poter dire quale potrebbe essere il decreto ideale, proprio perché è una crisi a tutto tondo, che parte dal basso, quindi da risolvere proprio partendo dal basso. Se ogni industria o associazione è adesso convinta di essere più importate delle altre, non risolviamo nulla anzi creiamo ulteriori problemi. Tra l’altro pur essendo in difficoltà siamo ancora un settore fortunato rispetto ad altri come, ad esempio, turismo, ristorazione, intrattenimento, che stanno vivendo un vero e proprio crollo. Una delle azioni da fare è riportare serenità nelle persone così da reinvogliarle ad investire in automobili, in viaggi, ecc. solo così, potremo rimettere in moto l’economia del paese.

Marco Casanova – Mazak Italia  

Volevo sottolineare una cosa molto positiva, che personalmente mi ha toccato, e che riguarda questo ritorno all’unità nazionale, sentito da tutti e calato nella realtà che poi viviamo giornalmente. Questa volontà di essere accomunati dalla convinzione che, uniti, riusciremo a superare il problema epidemiologico, sarà importante per il futuro prossimo del paese.

Detto questo è chiaro poi che questa emergenza ha innescato un problema fondamentale, quello economico. In questo ambito, mi aspetto che qualunque imprenditore possa un domani andare in banca, chiedere un prestito che gli verrà garantito al 90% dallo Stato, come ha affermato il Presidente del Consiglio Conte, durante una delle sue conferenze. Speriamo che questo sia possibile nonostante l’elevato debito pubblico del nostro paese, studiando degli strumenti adeguati per favorire la ripresa delle imprese.

Per quanto riguarda il modello, non mi rifarei tanto a quello cinese o coreano bensì magari a quello della Grecia, che ha attuato delle semplici misure di distanziamento e di contenimento, avendo così avuto il minor tasso di malattia. Chiudo dicendo solo che in queste ultime settimane ho sentito colleghi francesi, tedeschi, inglesi ed olandesi, e devo dire che il sentimento del problema era inizialmente molto diverso, per poi rendersi conto con grande ritardo dell’emergenza in atto. Manca l’Europa e anche una banca centrale che, come ha fatto quella americana nel 2008, immetta miliardi nel sistema per le aziende, e non vorrei, un giorno, dover dare ragione al Regno Unito nella scelta dell’uscita dalla Comunità Europea.

 

a cura di Redazione

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